Gli antichi non a caso la chiamavano vite. Un nome che da anche il senso della vita. E da quuesta preziosa pianta ricca di proprietà oltre ad estrarre il vino, bevanda, sanissima e curativa a dosi modeste si scopre oggi che ha anche delle altre proprietà: dall’estratto dei semi d’uva una possibile alternativa naturale per la conservazione dei cibi surgelati e precotti: questo il risultato di uno studio condotto da Susan Brewer dell’University of Illinois, pubblicato sul Journal of Food and Science. Per anni l’industria alimentare ha usato ingredienti sintetici per rallentare l’ossidazione dei grassi e preservare dunque la qualità delle carni in questi prodotti, ma le ricerche di Brewer sembrano suggerire che alcune componenti dell’estratto di semi d’uva possiedano le stesse, se non più marcate, caratteristiche. La ricerca è dunque partita sperimentando l’efficacia di rosmarino, origano e appunto estratto di semi d’uva, in diverse concentrazioni, per una diversa durate e a diverse temperature su una gamma di prodotti contenenti carne di maiale e manzo. “I risultati sono stati sorprendenti: alte concentrazioni di semi d’uva erano a volte più efficaci dei prodotti sintetici e, a differenza di origano e rosmarino, non hanno prodotto modifiche nel sapore, gusto o odore dei cibi”.
Lo studio è tutt’ora in corso e si cerca di comparare sotto tutti gli aspetti gli agenti sintetici con quelli naturali. “Penso davvero che l’estratto di semi d’uva sia un’alternativa fattibile. Inoltre il suo utilizzo – ha concluso Brewer – gioverebbe alle aziende e leverebbe a noi consumatori un po’ di quel senso di colpa che ci viene dal non cucinare più”.
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